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Dalla diplomazia al digitale: la scommessa di IsiameD

Di Andrea Frollà Gian Guido Folloni, Presidente di IsiameD
Fonte: Repubblica.it 

Rendere le imprese e gli enti italiani degli abilitatori dell’economia digitale, a prescindere dalla loro dimensione, incidendo sulla governance, individuando le soluzioni tecnologiche migliori e curando la reputazione online. Tutto questo facendo del made in Italy un faro d’azione e cercando di coinvolgere realtà importanti del panorama imprenditoriale all’interno di progetti a lunga gittata. Non capita tutti i giorni che un istituto specializzato in relazioni diplomatiche e geopolitica si trasformi in una management company focalizzata sull’innovazione d’impresa.

Eppure questo è ciò che è capitato a IsiameD, società costituita alla fine dello scorso anno che ha ereditato i 40 anni e oltre di attività dell’Istituto italiano per l’Asia e il Mediterraneo, integrandoli con il know how del think thank Comunicatore Italiano nel segmento della web reputation, per supportare nuovi modelli digitali di sviluppo imprenditoriale. L’ambizione non manca e si vedono già i primi risultati, come la partnership sulle smart city con Zte, colosso cinese che sta consolidando la sua presenza in Italia e che attualmente è fortemente impegnata sulla gestione della rete unificata del gruppo Wind 3 in seguito alla fusione. Il prossimo partner di livello potrebbe essere F2i. L’obiettivo di IsiameD, spiega il presidente Gian Guido Folloni in un’intervista a PaeseDigitale, è mettere a fattor comune l’esperienza nei campi dell’economia e della diplomazia, per creare un modello italiano di sviluppo digitale da replicare poi in diversi ambiti con i dovuti adattamenti.

Da istituto diplomatico a management company: cosa vi ha spinto alla trasformazione?
Da una parte il ritardo accumulato dall’Italia nell’infrastrutturazione digitale. Dall’altra l’aumento delle difficoltà delle nostre imprese, piccole e medie in gran parte, a internazionalizzarsi. Nell’ambito delle relazioni che storicamente l’istituto promuoveva nei paesi del Mediterraneo e dell’Asia sempre più spesso ci sentivamo chiedere dove fosse finita la vivacità italiana. Abbiamo così capito che non bastavano le relazioni tradizionali e che occorreva entrare nella nuova economia digitale.

In cosa consiste concretamente la vostra attività di supporto?
Il primo passo è sempre un chek digitale che riguarda la governance, la struttura aziendale e attività specifiche come la gestione del credito e il dialogo digitale. Le aziende sono talvolta piene di elettronica e computer, perfino intossicate dagli alti costi di hardware e software. Ma non per questo hanno capito che cosa sia la digitalizzazione dei processi produttivi, amministrativi e commerciali. Il secondo passo è studiare e creare in tandem con loro le soluzioni digitali necessarie. Facciamo analisi, creiamo soluzioni e, avendo integrato l’attività del Comunicatore italiano, curiamo la reputazione online.

Ci sono dei settori su cui state concentrando gli sforzi?
La scelta degli ambiti non è astratta ma pragmatica. Operiamo sempre puntando a un modello italiano d’innovazione digitale. Ad oggi siamo impegnati su agroalimentare con turismo e ristorazione, real estate, metalmeccanica, media e ricerca applicata. Tutti settori cardine dell’economia italiana. Con la Confederazione Italiana Agricoltori (Cia) puntiamo ad aprire nel corso di quest’anno un centro di ricerca applicata di cui potrà avvalersi, oltre al milione di associati alla Cia, l’intera filiera. Con il presidente di Federalberghi Firenze abbiamo lanciato la società “Identità turistica”, per creare una piattaforma digitale italiana per il turismo. O ancora abbiamo progettato e creato un Consorzio digitale per le infrastrutture e il territorio, legato ai progetti italiana sulla fibra ottica, di cui fanno parte 30 aziende per un fatturato di 145 milioni di euro ed oltre 400 dipendenti.

Avete stretto una partnership importante con Zte in ambito smart city. State discutendo di nuovi progetti anche con altre grandi realtà?
È in corso un dialogo con F2i che ha appena riportato in mani italiane Infracom, proprietaria del Data Center da cui passa gran parte del traffico internet del nostro Paese. C’eravamo mossi anche noi per questo rientro in patria e oggi dialoghiamo con F2i per il rilancio di quest’azienda, che consideriamo strategica e con un grande potenziale. L'obiettivo è produrre agenzie territoriali per l'innovazione digitale dove chiudono le agenzie delle Poste e delle banche, per trasformare con la banda larga in opportunità il terribile rischio di esclusione di interi territori dalla civiltà digitale.

 

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