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BUL Infrastrutture Intervista a Guido Garrone


Gian Guido Folloni, Presidente di IsiameD
GUIDO GARRONE
Laureato in Ingegneria delle Telecomunicazioni al Politecnico di Milano, con un Master in General Management, ha oltre 30 anni di esperienza nell’Information and Communication Technology. Dopo 12 anni come Direttore Tecnico di Sirti S.p.A., nel 1999 ha contribuito a fondare Fastweb, diventando CTO. Dal 2008 al 2010 Direttore Rete e Information Technology per Swisscom AG. Nel 2011 è stato Senior Advisor per Accenture. Dalla fine del 2012 è passato alla guida delle infrastrutture Metroweb Italia, diventando CEO di Metroweb Sviluppo e Metroweb Genova.

Come è noto, l’Italia è in ritardo, rispetto alla media europea, nello sviluppo delle infrastrutture necessarie per la rete ultraveloce. Qual è la sua valutazione sulle competenze, sul capitale umano, sui margini di sviluppo e sulla capacità italiana, in generale, per essere protagonista nell’economia digitale a “zero confini”?

Nel 2015, con l’approvazione della Strategia italiana per la Banda Ultra Larga, il Consiglio dei Ministri ha dato il via alla rivoluzione ottica italiana per colmare il ritardo digitale del nostro Paese sul piano infrastrutturale e sui servizi offerti ai cittadini. Il Governo ha posto obiettivi ancora più ambiziosi di quelli fissati dall’Agenda Digitale Europea al 2020: 100 Mbit/s per l’85% della popolazione (e almeno 30 Mbit/s per tutti i cittadini italiani) rispetto al 50% richiesto dall’UE. Per raggiungere questo obiettivo nasce Open Fiber, un operatore non verticalmente integrato, attivo esclusivamente nel mercato all’ingrosso e non nel dettaglio. Inoltre sul fronte del 5G - a fronte di una richiesta europea di sperimentazione in almeno una città per Paese-  l’Italia ha avviato progetti in ben 5 città e Open Fiber, in collaborazione con Wind Tre, sarà protagonista attiva nelle città di Prato e L’Aquila.

Open Fiber, vincitrice dei primi due bandi Infratel, sta sviluppando una rete capillare per l’accesso alla Banda Ultra Larga, totalmente in fibra ottica. Sarà un’infrastruttura fondamentale per realizzare il “modello digitale italiano”. Il vostro intervento supera i 4 miliardi di euro, prevede interventi in oltre 270 città, include una maxi alleanza con Wind Tre fino al 2024 per realizzare la rete nelle aree A e B e soprattutto, per la prima volta, in un progetto così importante, vede incluse anche le cosiddette aree bianche, “a fallimento di mercato”. Cosa Vi serve per accelerare? Quali sono i maggiori ostacoli che state incontrando in questa prima fase del progetto?

Già oggi Open Fiber dispone della piu' vasta rete Fiber to Home (FTTH) in Italia con oltre 400.000 Km di rete, che ci ha consentito di cablare oltre 2 milioni di unità immobiliari per quantor riguarda i cluster Ae B (ossia le aree in cui vive il 60% della popolazione italiana). Nel corso del 2017 ci siamo aggiudicati i primi due bandi Infratel relativi alle cosiddette aree a "fallimento di mercato" che ci consentiranno di cablare 6.753 dei circa 8.000 comuni italiani. Per realizzare il piano - in grado di abilitare nuovi servizi per migliorare la vita dei cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione - qualche disagio è fisiologico, ma la grande maggioranza della cittadinanza e delle Amministrazioni, con cui operiamo in sinergia attraverso le convenzioni, ne hanno compreso la portata e ci stanno mettendo nelle migliori condizioni per realizzarlo nel più breve tempo possibile.

Quali sono gli obiettivi fissati per il 2018? 

Il nostro progetto cresce di giorno in giorno, per realizzare una rete future proof, in grado di supportare l’evoluzione tecnologica nei diversi settori. Nei primi sei mesi, per quanto riguarda le aree A e B, proseguiremo con il cablaggio delle prime 81 città previste dal nostro piano e sigleremo nuove convenzioni con altri Comuni delle 271 città con investimento diretto Open Fiber. In particolare, abbiamo già completato l’infrastrutturazione di Perugia, Milano, Torino e Bologna e entro la fine del prossimo anno cableremo interamente Catania, Venezia, Cagliari, Padova, Bari, Palermo, Napoli, Firenze e Genova.
Nelle aree Infratel (o cluster C e D), apriremo cantieri in circa 500 comuni entro il primo semestre del 2018. Parallelamente allo sviluppo della rete prosegue il collegamento degli utenti, realizzato dalla nostra struttura commerciale in sinergia con gli operatori con cui abbiamo stretto accordi di collaborazione. 

Ci può fare qualche esempio pratico, utile alla città di Genova, in vista della conferenza “Banda Ultra Larga. Internazionalizzazione & Innovazione: il modello digitale italiano” che si terrà il 12 dicembre presso il Comune?

Diversi studi accreditati (World Bank, McKinsey & Co, Booz & Co.) evidenziano come un aumento di 10 punti percentuale della connettività a banda larga corrisponda una crescita del PIL tra 1.3 e 1.5 punti. I benefici derivanti da una connessione ultrarapida, stabile ed efficiente sono evidenti. Questo vale anche per Genova, che è una città chiave per il nostro piano di sviluppo in virtù della sua posizione strategica di hub sul Mediterraneo e della sua storica vocazione commerciale e per la presenza sia di aziende impegnate nell'innovazione sia dei centri di ricerca di eccellenza. Già oggi Genova ha la dotazione di fibra ottica per l'utenza business più significativa d'Italia dopo Milano, e le infrastrutture di Open Fiber connettono la collina di Erzelli, L'IIT e l'Università oltre che a numerose imprese. In sinergia con l'Amministrazione, con la quale abbiamo un dialogo costante, abbiamo realizzato investimenti che predispondono Genova per il nuovo "salto di qualità" delle telecomunicazioni mobili, cablando la metropolitana e realizzando il primo caso di "palo intelligente" che rende l'illuminazione pubblica il primo supporto per l'IOT. Stiamo lavorando per poter fornire alla città quel boost tecnologico che consentirà ai cittadini e PA di usufruire di nuovi servizi, anche sfruttando i nostri investimenti nell'ambito di progetti PON METRO, e alle imprese di aumentare ulteriormente la loro competitività sui mercati a livello nazionale ed europeo, partendo dal porto in cui abbiamo realizzatoi primi cablaggi nell'area delle riparazioni navali e delle Stazioni Marittime ma che ambiamo a rendere l'area logistica più connessa del Paese.

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