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BUL Agroalimentare Intervista a Dino Scanavino


Gian Guido Folloni, Presidente di IsiameD
DINO SCANAVINO
Presidente nazionale della Cia-Agricoltori Italiani. Astigiano, imprenditore vinicolo e vivaista. Già Vicepresidente nazionale della Confederazione dal 2010 nonché Presidente della Cia di Asti dal 2002.

Come è noto, l’Italia è in ritardo, rispetto alla media europea, nello sviluppo delle infrastrutture necessarie per la rete ultraveloce. Qual è la sua valutazione sulle competenze, sul capitale umano, sui margini di sviluppo e sulla capacità italiana, in generale, per essere protagonisti nell’economia digitale a “zero confini”?

Come ogni “rivoluzione industriale” anche la digitalizzazione dell’economia è destinata ad avere un forte impatto socio–economico sulle imprese, sul mercato del lavoro e sui territori. La crescita competitiva, la nascita di nuove professionalità sempre più specializzate, le relazioni più dirette con i cittadini-consumatori, un effetto “sostituzione” tra imprenditori tradizionali e nuovi che agevola il ricambio generazionale: sono queste alcune delle principali opportunità legate alla sfida dell’innovazione digitale. Ma in questa prospettiva, per essere davvero protagonisti, le politiche nazionali dovranno rendere praticabili e sempre più accessibili i costi dell’accesso all’innovazione, sia attraverso interventi diretti che favorendo azioni di sistema.

Presidente, la Cia, con i suoi oltre 900 mila iscritti, è un pilastro dell’agroalimentare italiano e purtroppo spesso l’agricoltura non è stata inserita tra le priorità infrastrutturali. Ora il grande progetto per la Banda Ultra Larga del nostro Paese che Open Fiber sta portando avanti prevede anche, per la prima volta, l’inclusione delle aree bianche, quelle considerate a fallimento di mercato, che spesso coincidono con le aree rurali. Cia-Agricoltori Italiani, da sempre, propone e rilancia la ricerca applicata per l’agroalimentare. Può questo facilitare una nuova crescita competitiva dell’agricoltura? 

Assolutamente sì, perché finora proprio il ritardo infrastrutturale nelle aree interne del Paese ha rappresentato uno dei maggiori blocchi alla crescita competitiva dell’agricoltura. Una debolezza, tra l’altro, che finisce per condizionare le dinamiche di sviluppo di interi territori. L’agricoltura infatti, attraverso i servizi ambientali e il sostegno economico, rappresenta spesso l’unico freno allo spopolamento nelle aree rurali. Per questo è fondamentale la riduzione del gap infrastrutturale, a partire dalla diffusione della banda larga.
Entrando più nel dettaglio, è necessario che la ricerca applicata per l’agroalimentare, le innovazioni, comprese quelle digitali, siano una risposta a bisogni reali degli imprenditori agricoli e che questi ultimi vengano coinvolti, non solo in modo figurato, dal mondo della ricerca pubblica e privata non solo in fase di test, ma anche in fase di progettazione, secondo i principi di Horizon 2020 e dei Partenariati Europei per l’innovazione. Bisogna che i tempi di “settaggio” delle tecnologie innovative siano coerenti con i “tempi” dell’impresa: solo per fare un esempio, un nostro associato ha impiegato 5 anni per mettere a regime il sistema di gestione “tecnologica” della sua stalla.

Quali sono i progetti di Cia per il 2018? 

La Cia ha deciso, con convinzione, di accettare la sfida dell’agricoltura 4.0 avviando una nuova fase che, da un lato prevede momenti di approfondimento e riflessione, dall’altro specifiche iniziative progettuali, in via sperimentale, con il coinvolgimento di importanti partner tecnologici. Nel 2018, solo per fare alcuni esempi, c’è il progetto di implementazione del primo Consorzio “agri-digitale” in partnership con Amazon per sviluppare una piattaforma di e-commerce che fa incontrare gli agricoltori della filiera corta e i consumatori online. Altrettanto importanti saranno i test in campo di Agribox, la “scatola nera” per la sicurezza dei lavoratori agricoli creata con i giovani dell’Agia, Unipol e Vodafone e che, attraverso la registrazione delle informazioni, trasmesse in tempo reale a un centro di controllo, permette di monitorare le attività svolte sui macchinari utilizzati e che, quindi, in caso di anomalie (malessere, furto, smarrimento, incidente etc.) consente un intervento tempestivo di assistenza. 

Un consiglio al Governo Italiano perché l’investimento arricchisca prima il “Made in Italy” delle piattaforme digitali internazionali?

Perché il Made in Italy è conosciuto e riconosciuto in tutto il mondo rappresentando la qualità, la creatività e l'inventiva caratteristica dell’Italia. Anche sulla digitalizzazione dobbiamo diventare competitivi e accorciare il gap con gli altri Paesi. Il Made in Italy è cibo, paesaggio, arte, cultura, turismo. Tutto ciò deve necessariamente passare per la banda larga. 

 

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